Tutti parlano di fake news, ma cosa sono esattamente e come si è sviluppato il fenomeno?

Tutti parlano di fake news, ma cosa sono esattamente e come si è sviluppato il fenomeno?

Le Fake News sono notizie distorte o del tutto prive di fondamento, montate e diffuse ad arte a scopi apertamente propagandistici.

Rappresentano un problema per Usa, Europa e l'Italia stessa: a causa della disponibilità ormai capillare di connessioni a Internet, il fenomeno ha assunto dimensioni davvero preoccupanti, tanto da spingere anche lo stesso social network Facebook a mettere in campo rimedi tecnici e deontologici.

Fake News: le origini, la diffusione, le conseguenze

La traduzione letterale italiana è «notizie false» e non rappresenta di certo una novità fuori dal web. Ma proprio per via delle caratteristiche di internet, che permette la diffusione capillare e rapida di ciò che finisce in rete, le fake news oggi rappresentano un problema contro cui combattere.

In maniera particolare, già dal 2016 si è registrato un uso strategico e sistematico di fake news da parte delle piattaforme digitali — Facebook, Google e Twitter in testa — per raggiungere gruppi specifici di utenti: il fenomeno è stato talmente tanto importante che, secondo il Collins Dictionary, «fake news» è il termine dell’anno 2017.

A creare scalpore nella rete sono stati i messaggi con toni e contenuti forti, ingannevoli o manifestatamente falsi, che si sono dimostrati particolarmente efficaci per influenzare l’opinione pubblica o dare maggior risalto, nel corso di campagne elettorali, a un determinato punto di vista politico.

Non ci sono, tuttavia, dati che dimostrino l’effettivo ruolo della disinformazione nell’eventuale mutamento delle intenzioni di voto degli elettori. Ciò che, al contrario, è certo è la capillare diffusione di notizie false in tutti i settori. Un esempio? In occasione dei funerali di Rina, è diventata virale la foto (chiaramente falsa) che ritraeva la ministra Boschi e la Presidente della Camera Boldrini in chiesa, ad omaggiare il boss mafioso.

Preoccupa, e anche tanto, la capacità delle fake news di creare scalpore e di coinvolgere l’opinione pubblica; non a caso si sono imposte sia per motivi politici (le forze politiche, in tutte le zone del mondo, le hanno parecchio sfruttate), sia per motivi economici da parte delle testate e piattaforme (sono palesemente acchiappa click).

I rimedi per combattere le fake news

Il problema di combattere le fake news sta coinvolgendo le Nazioni e le piattaforme web. A cominciare dagli Usa o dai rimedi attuati da Facebook e Google.

Negli Usa il dibattito è esploso anche per le indagini che si sono svolte nei confronti dei colossi della Rete, principali indiziati. Addirittura l’FBI è stata coinvolta per indagare sulle possibili interferenze russe anche online nella campagna presidenziale; le indagini che hanno riguardato proprio Facebook, Twitter e Google.

Ecco i dati diffusi dall’FBI: 126 i milioni di americani raggiunti dai post di propaganda e 3 mila le inserzioni commissionate da account commissionato dal Cremlino su Facebook. 2.752 account e più di 36 mila i bot filo-russi su Twitter. E ancora sono stati spesi circa 4.700 dollari per le pubblicità acquistata su Google da Mosca.

Per rimediare a questi inconvenienti e arginare il problema della diffusione delle fake news, Mark Zuckerberg, il giovane ma potentissimo manager creatore di Facebook, ha avviato una serie di collaborazioni con importanti agenzie di fact checking, come Snopes e Politifact, il cui giudizio può essere agganciato a link di notizie, in maniera da preparare meglio l'utente a rapportarsi in maniera consapevole alla notizia stessa.

Verranno inoltre implementati algoritmi di contrasto agli account automatizzati dediti solo alla diffusione di fake news, e una serie di misure che rendano molto più difficile non solo la diffusione di link a notizie false, ma anche la possibilità per i diffusori di accedere a forme di guadagno tramite pubblicità.

Google sta attuando una strategia che permetta a chi produce fact checking di apparire in alto nelle sue ricerche, e di essere associato a contenuti falsi, in modo che il lettore, incappando in un risultato di ricerca fake, veda subito sotto la smentita da parte di un ente terzo.